Sì, può capitare di dover percorrere molti chilometri in poco tempo. Ci sono trasferimenti, traghetti, eventi, mete lontane o semplicemente viaggi in cui la strada scelta richiede una giornata lunga.
Ma quando guardo un itinerario non mi fermo al fatto che una distanza sia tecnicamente percorribile.
I chilometri non viaggiano da soli
Dentro una giornata di guida ci sono anche partenze, soste, traffico, rifornimenti, pause, pranzo, eventuali deviazioni, arrivo e sistemazione. E soprattutto ci sono le persone che stanno vivendo tutto questo.
Una percorrenza può essere possibile e, allo stesso tempo, avere un costo molto alto in termini di energia, attenzione e tempo rimasto per il resto.
Fattibile non significa automaticamente sensato
Ci sono casi in cui macinare chilometri è una scelta consapevole: voglio raggiungere una meta precisa e accetto che quei giorni siano soprattutto trasferimento.

Il problema nasce quando immaginiamo di poter mettere nello stesso spazio temporale un grande spostamento e anche una giornata piena di esperienze, come se le ore di strada non occupassero davvero tempo.
La domanda che cambia tutto
Prima di aggiungere una tappa, mi piace chiedere: se arrivassimo un giorno dopo ma arrivassimo meglio, cosa perderemmo davvero? E cosa guadagneremmo?
A volte la risposta è che vale la pena correre. Altre volte basta togliere una tappa, spezzare il trasferimento o scegliere un luogo intermedio che meriti di diventare parte del viaggio.
Non esiste una distanza “giusta” valida per tutti. Esiste una distanza coerente con quel viaggio, quelle persone e quel ritmo.
A volte il percorso più intelligente non è quello che arriva prima. È quello che lascia ancora voglia di essere lì quando arrivate.