Erano circa quindici anni che non tornavo in Croazia. Mi era mancata e, allo stesso tempo, ero curiosa di vedere quanto fosse cambiata dopo così tanto tempo, soprattutto dal punto di vista turistico.
Questa volta siamo partiti in famiglia con un’idea abbastanza precisa: fare meno strada rispetto ad altri viaggi e concederci più tempo nei luoghi. Prima di partire avevo scelto le tappe, controllato distanze, strade, tempi e possibilità di sosta.
Ne è uscito un viaggio di circa 1.200–1.300 km con tre soste principali. Non è un itinerario da copiare necessariamente alla lettera: è il viaggio che abbiamo fatto noi e può essere un punto di partenza per immaginare il proprio.
Verso Seline, lungo la costa
Per raggiungere Seline abbiamo scelto di percorrere la strada lungo la costa croata. E già lì il viaggio era cominciato davvero: il panorama era pazzesco, con l’Adriatico da una parte e le montagne dall’altra.
È una di quelle strade che fanno capire perché, a volte, arrivare più lentamente vale più che risparmiare qualche minuto.
Seline e Paklenica · 2 notti
La prima tappa è stata Seline, sulla costa croata, a circa 45 km da Zara. Avevo scelto questa zona perché mi piaceva l’idea di unire mare e montagna: nelle vicinanze c’è il Parco Nazionale di Paklenica e si può passare dal bagno al mare a trekking, arrampicata o kayak.
Nella mia testa c’era anche l’immagine di aprire la porta del camper al mattino e ritrovarmi il mare a due passi. La realtà è stata leggermente diversa: siamo arrivati con la pioggia e molte delle piazzole più vicine all’acqua erano già occupate.
Nonostante fossimo oltre metà settembre, c’erano ancora parecchi turisti. Le temperature però erano ottime e il mare, fresco, decisamente rigenerante.
Colazione e pranzo spesso in camper; la sera prendevamo le biciclette e raggiungevamo qualche ristorante nei dintorni. Pesce, ćevapčići e naturalmente qualche palačinka.

Da Seline a Plitvice: la strada cambia volto
Il terzo giorno siamo partiti verso i Laghi di Plitvice. Circa quattro ore di viaggio, con qualche sosta lungo il percorso. Anche qui abbiamo evitato l’autostrada perché volevamo vedere quello che c’era tra una destinazione e l’altra.
Lasciata la costa, il paesaggio è cambiato completamente. Montagne molto più selvagge di quelle a cui siamo abituati, vento, tornanti, un passo quasi completamente deserto. Poi colline, campi, case isolate, piccoli allevamenti.
Lungo la strada comparivano piccole casette dove venivano venduti formaggi freschi, miele e patate. Ci siamo fermati anche in un supermercato: quando viaggiamo ci piace curiosare tra gli scaffali, scoprire prodotti che non conosciamo e vedere cosa compra chi vive lì.
Laghi di Plitvice · 3 notti
Nel primo pomeriggio siamo arrivati al campeggio, a circa cinque chilometri dall’ingresso 1 del parco. Un campeggio recente, molto pulito e ordinato, con servizi davvero curati. C’era anche una piscina che, viste le temperature, abbiamo tranquillamente lasciato ai più coraggiosi. :)
La temperatura era scesa parecchio rispetto alla costa: al mattino e alla sera eravamo intorno ai 5–10 °C, mentre durante il giorno, con il sole, si stava molto bene.
Abbiamo dedicato due giornate al parco. Il primo giorno siamo andati con la navetta del campeggio; il secondo ci siamo spostati con il camper, sfruttando il comodo parcheggio vicino. A pranzo mangiavamo al sacco nel parco, mentre colazione e cena erano quasi sempre in camper.
La colazione, per me, è uno dei momenti più belli: mi piace prepararla con calma e avere finalmente il tempo di godermela senza pensare subito a quello che devo fare dopo.
Plitvice è spettacolare. Nonostante la presenza dei visitatori, ci hanno colpito soprattutto il silenzio e la pulizia, anche lungo i sentieri e i camminamenti.

Tre notti erano necessarie?
Probabilmente no. Plitvice è fattibilissima anche in una sola giornata e, volendo ottimizzare il viaggio, qui si può certamente accorciare la sosta.
Per noi, però, quelle tre notti sono servite. Ci sono stati momenti senza programmi, quasi di noia. E per chi è abituato a essere sempre produttivo, fare e riempire il tempo, accettare semplicemente di non fare nulla non è così scontato.
Abbiamo passato tempo insieme, ma si alternavano anche momenti in cui ognuno si prendeva il proprio spazio. Non erano previsti nel programma. Eppure non sono stati affatto tempo perso.
Bohinj · le ultime 3 notti
Il sesto giorno siamo ripartiti verso nord, entrando in Slovenia per raggiungere il lago di Bohinj, nelle Alpi Giulie slovene. Dai quasi 30 gradi della partenza siamo passati a temperature decisamente più fresche. :)
Bohinj mi ha dato subito l’impressione di una valle incantata: silenzio, natura, montagne e verde ovunque. Abbiamo trascorso le ultime tre notti in un campeggio a circa cinque chilometri dal lago, vicino a Bohinjska Bistrica.

Accanto al campeggio passa una comodissima pista ciclabile e pedonale che permette di muoversi nella valle e raggiungere il lago. È una zona perfetta per chi ama trekking, mountain bike, kayak e rafting.
E poi c’è il lago. I suoi colori passano dall’azzurro al blu più intenso e cambiano continuamente con la luce.
La prima sera abbiamo cenato nel ristorante del campeggio e siamo rimasti piacevolmente sorpresi anche dalla cucina slovena, di cui avevamo ricordi decisamente meno entusiasmanti.
Sono stati tre giorni in cui abbiamo semplicemente respirato un po’ di più: sole, verde e tempo. Ogni mattina, aprendo gli oscuranti, fuori era tutto grigio. Poi verso metà mattina quel grigiore spariva e lasciava spazio a un cielo azzurro intenso, senza quasi una nuvola.

A circa una ventina di chilometri c’è anche Bled. Ci sono tornata solo di passaggio dopo quasi vent’anni e, con gli occhi di oggi, mi è sembrata ancora più bella di come la ricordavo.
Il rientro attraverso la valle dell’Isonzo
La domenica ci aspettavano circa 300 km e cinque ore di viaggio per tornare a casa. Anche in Slovenia abbiamo continuato a evitare l’autostrada per attraversare piccoli paesi e goderci ancora il paesaggio.
La valle dell’Isonzo è una perla. Il Soča, con le sue tonalità tra il turchese e il verde smeraldo, rende questa zona davvero particolare.
Prima dell’ultimo tratto ci siamo fermati nella Valle del Natisone per pranzo, in un locale che abbiamo scoperto essere anche un’area sosta per camper, a pochi passi dal confine sloveno.
Poi siamo ripartiti. Senza corse. E nonostante le ultime ore di guida, siamo arrivati a casa riposati.
Un itinerario per chi vuole rallentare
Tre tappe. Circa 1.200–1.300 km. Sette-otto giorni a disposizione.
È il tipo di viaggio che proporrei a chi non sente la necessità di cambiare luogo ogni giorno e vuole concedersi il tempo di rimanere. Seline per il mare e Paklenica. Plitvice per i laghi e i boschi. Bohinj per la montagna e la quiete.
Non significa stare fermi. Significa semplicemente non limitarsi ad attraversare un luogo per poter dire di esserci stati.
Per questo può essere una buona base da cui prendere ispirazione, modificando tappe, tempi e attività in base a chi parte e a ciò che vuole vivere.
Tornare dopo tanti anni
Durante questo viaggio mi è venuta in mente anche un’altra cosa. Si dice spesso che rileggendo un libro o riguardando un film dopo molti anni si possano notare dettagli che prima ci erano sfuggiti.
Credo che con i luoghi succeda qualcosa di simile.
Erano circa quindici anni che non tornavo in Croazia e quasi venti che non vedevo Bled. E tornarci è stato diverso. Forse perché nel frattempo quei luoghi sono cambiati. Ma soprattutto perché sono cambiata io.
Oggi osservo cose alle quali anni fa probabilmente non avrei dato importanza. Cerco ritmi diversi. Mi fermo su dettagli diversi.
Ed è qui che, quasi senza cercarlo, questo viaggio si è ricollegato ad Anitya e al significato che quella parola porta con sé: l’impermanenza, il continuo cambiamento delle cose.
Puoi tornare nello stesso luogo. Ma non puoi tornare nello stesso viaggio.
Forse è anche per questo che, a volte, tornare può essere ancora più bello che arrivare per la prima volta.
Appunti · Anitya
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