Sono Katia e vivo a Marostica. Sono una persona introversa e riflessiva: mi viene più naturale ascoltare e osservare che stare al centro. Probabilmente è anche per questo che, quando qualcuno mi racconta un viaggio, la prima cosa che cerco di capire non è dove vuole andare, ma che cosa desidera viverci dentro.
La mia passione per il viaggio è iniziata molto presto, con i viaggi in camper insieme alla mia famiglia, soprattutto tra Veneto e Trentino-Alto Adige. Per me il camper non è arrivato dopo come una scelta professionale: è parte dei miei ricordi da molto prima.
La curiosità di andare un po’ più lontano
Durante l’adolescenza ho iniziato a interessarmi sempre di più ai viaggi all’estero e, in particolare, ai progetti di volontariato. Uno dei primi sogni che sono riuscita a realizzare è arrivato nel 2017, quando sono partita da sola per un mese in Sudafrica.

L’anno successivo sono arrivate le Filippine, questa volta insieme a una cara amica. Poi altri viaggi, alcuni brevi, altri più significativi, alcuni in solitaria e molti vissuti lungo la strada.
Ci sono stati anche momenti in cui il viaggio è stato un modo per prendere distanza, respirare e ritrovarmi. Non sempre per scappare da qualcosa: a volte semplicemente per guardarlo da un punto diverso.
Viaggiare, per me
Ho sempre fatto fatica a considerare il viaggio soltanto come uno spostamento. Mi interessa conoscere, scoprire, toccare con mano, vedere con i miei occhi. Mi interessa quella sensazione difficile da spiegare che arriva quando un luogo riesce a farti sentire davvero presente.
Amo la montagna, la natura e gli animali. Una camminata può ancora essere uno dei modi più semplici che conosco per rallentare e tornare a me.
Negli anni mi sono avvicinata allo yoga e alla meditazione, e questo percorso mi ha portata anche in India. Non ha trasformato il viaggio in qualcosa di spirituale a tutti i costi. Mi ha semplicemente insegnato a dare più valore al ritmo, allo spazio e a ciò che rischiamo di attraversare troppo velocemente.

È una frase che mi rappresenta ancora. Per ciò che mi appassiona tendo a dare molto di me, ma negli anni ho imparato che desiderare qualcosa non significa ignorare ciò che serve per renderla possibile.
Ed è probabilmente anche da qui che nasce il mio modo di progettare: lasciare spazio all’immaginazione e, allo stesso tempo, tenere i piedi ben appoggiati a terra.
Quando il viaggio ha iniziato a diventare anche lavoro
Per anni ho lavorato in ambiti molto diversi da questo. Il viaggio, però, continuava a tornare. Anche il camper è tornato, questa volta non soltanto come modo di partire ma come parte di un progetto professionale legato al noleggio.
È lì che ho iniziato a vedere ancora più chiaramente quanto il mezzo, la strada, le persone e l’itinerario siano legati tra loro. E quanto un viaggio possa essere bellissimo sulla carta ma completamente diverso quando viene vissuto davvero.
Da quella consapevolezza, dalla formazione come Travel Designer e da tutto ciò che il viaggio aveva già lasciato in me è nato, poco alla volta, Anitya.
Non come un modo per dire alle persone dove devono andare. Ma come un modo per aiutarle a dare forma a ciò che immaginano, lasciando al viaggio abbastanza libertà per restare loro.
Forse Anitya nasce proprio lì, nel punto in cui un’idea comincia a diventare un viaggio.