Quando costruiamo un itinerario è naturale pensare per tappe. Qui dormiamo. Qui visitiamo. Qui ci fermiamo. Qui vogliamo arrivare.
Ma nel viaggio in camper c’è qualcosa che mi piace particolarmente: la strada non è soltanto ciò che separa due luoghi.
Il tragitto ha un suo tempo
Ci sono strade che vale la pena percorrere lentamente. Paesaggi che cambiano chilometro dopo chilometro. Una conversazione che nasce mentre fuori dal finestrino scorre qualcosa che non avevate mai visto.
E poi ci sono le piccole deviazioni: un cartello che incuriosisce, un punto panoramico, un paese che non era nella lista, una sosta che doveva durare dieci minuti e diventa parte della giornata.

Non attraversare soltanto
Per me viaggiare diversamente significa anche questo: non vivere la strada come un tempo da togliere al viaggio.
Significa progettare percorrenze realistiche, lasciare margine e non costruire giornate in cui l’unico obiettivo è arrivare alla tappa successiva il prima possibile.
Non vuol dire fermarsi a ogni curva. Vuol dire avere abbastanza spazio per accorgersi che, qualche volta, quello che sta succedendo tra due punti è già il viaggio.
Avere una direzione aiuta anche a deviare
Quando sai cosa c’è davanti, puoi permetterti più facilmente di cambiare qualcosa. Fermarti. Restare. Saltare. Riprendere il filo più tardi.
È uno dei motivi per cui penso all’itinerario come a una direzione e non come a un copione: la traccia serve anche a lasciarti abbastanza tranquillo da guardare quello che succede lungo il tragitto.
A volte la parte che non avevamo segnato sulla mappa è quella che finisce per restare di più.