Presenza · Viaggio

Yoga e camper hanno più cose in comune di quanto pensassi.

A prima vista non sembrano avere molto a che fare. Eppure alcune delle cose che cerco nella pratica sono le stesse che amo del viaggio in camper.

Da una parte ci sono un tappetino, il respiro, il silenzio. Dall’altra una strada, qualche chilometro da fare e una piccola casa che si muove con te.

Eppure, da quando pratico yoga e meditazione, mi accorgo sempre di più che alcune delle cose che cerco lì sono le stesse che amo quando viaggio in camper.

Essere dove sei

È una delle cose più semplici da dire e, almeno per me, una delle più difficili da fare davvero.

Durante un viaggio è facilissimo pensare continuamente a quello che viene dopo: la prossima tappa, dove fermarsi, cosa vedere, quanti chilometri mancano. E intanto rischiamo di perderci quello che sta succedendo adesso.

Un panorama fuori dal finestrino. Una colazione senza fretta. Una conversazione. Un posto in cui pensavamo di fermarci mezz’ora e in cui, invece, vorremmo restare tutto il pomeriggio.

Lo yoga mi ha insegnato a riportare l’attenzione al presente. Il camper, in un modo completamente diverso, continua a ricordarmelo.

Una persona osserva il lago accanto al camper nella luce del tramonto
Presenza · Il piacere di fermarsi

Non controllare tutto

Puoi preparare un viaggio molto bene. Ed è qualcosa in cui credo profondamente. Ma poi arriva la realtà.

Il meteo cambia. Un luogo vi piace più del previsto. Una strada richiede più tempo. Vi svegliate e semplicemente avete voglia di fare altro.

Progettare, per me, non significa eliminare tutto questo. Significa avere una direzione abbastanza chiara da potersi permettere di cambiare strada.

Un po’ come nella pratica: avere una struttura non significa essere rigidi.

Lasciare spazio

In camper lo spazio è poco. E forse proprio per questo ci si accorge più facilmente di quanto poco serva davvero.

Ma c’è anche un altro tipo di spazio che mi interessa: quello dentro alle giornate.

Non credo che un viaggio diventi più bello perché siamo riusciti a mettere dentro più cose. A volte è esattamente il contrario.

Lasciare un pomeriggio meno pieno può significare avere il tempo di fermarsi davanti a un tramonto. Non programmare ogni minuto può lasciare spazio a un incontro, a una deviazione o semplicemente alla voglia di non fare nulla.

Non tutto lo spazio deve essere riempito.

Accettare che qualcosa cambi

Probabilmente è questo il punto che più avvicina tutto ad Anitya.

Anitya parla di impermanenza, di ciò che cambia. E un viaggio cambia continuamente.

Cambiano i luoghi. Cambia il tempo. Cambiano le persone con cui siamo partiti. E cambiamo anche noi. Possiamo tornare nello stesso posto anni dopo e vivere qualcosa di completamente diverso.

Per questo mi piace pensare a un itinerario come a un filo, non a un copione: una direzione a cui poter tornare, lasciando però al viaggio abbastanza spazio per diventare vostro.

E forse è proprio questo che cerco

Non credo che ogni viaggio debba necessariamente cambiarci. Sarebbe una promessa enorme e, forse, toglierebbe anche un po’ della sua spontaneità.

Mi piace però pensare che possa lasciarci qualcosa: una sensazione, una persona, un ricordo, un modo diverso di guardare un posto. Oppure semplicemente qualche giorno in cui siamo riusciti a essere un po’ più presenti.

Ed è anche questo che provo a lasciare dentro ai viaggi che progetto. Non soltanto luoghi da raggiungere, ma abbastanza spazio per viverli.

Forse yoga e camper hanno più cose in comune di quanto pensassi! :)

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